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Davide Beacco
Watch Advisor
Novembre 2022

Vacheron Constantin: la storia del brand

Il modo più fecondo di accostarsi alla storia di Vacheron Constantin è considerare la Maison come un esempio unico di creatività artistica e savoir-faire tecnico capace di innovarsi mantenendo i caratteri generali impressi da sempre nell’estetica dei suoi prodotti.
È la manifattura orologiaia più longeva al mondo, in attività dal 1755, data della sua fondazione, certificata in un documento che descrive l’assunzione di un apprendista da parte del fondatore Jean Marc Vacheron, il 17 settembre dello stesso anno, nel suo atelier di Ginevra. È di quegli stessi anni il primo segnatempo pervenutoci con la firma di “J.M Vacheron à Geneve” e già da questo pezzo si nota il savoir-faire tecnico e decorativo al passo con l’epoca.

Gli albori della maison a Ginevra

Nell’atelier ginevrino sito a tour de l’Ile, Il giovane apprendista orologiaio doveva traguardare, alla fine del suo praticantato, la costruzione di “un orologio sveglia di piccole dimensioni da portare al collo e un orologio quadrato da tavolo a doppia altezza”. Questo esame pratico coinvolgeva i molti nuovi orologiai ospitati nel quartiere di Saint Gervais a Ginevra dove si addensano i maestri orologiai nelle luminose soffitte degli edifici, lontano dalla confusione e dalle penombre dei sottostanti vicoli. Uno spazio elevato dove i cosiddetti cabinotier lavorano per costruire orologi sempre più precisi; gli stessi maestri d’arte non sono solo dei semplici artigiani in una delle tante corporazioni dell’epoca ma costituivano una società con spiccate qualità intellettuali e professionali. Il cabinotier dell’epoca è un uomo che ha maggiori libertà civili e partecipa alla vita politica con un esclusivo diritto di voto. A conferma del prestigio della figura dell’orologiaio del tempo, il ginevrino Jean Jacques Rousseau descrive il suo padre orologiaio affermando che “vive del lavoro delle sue mani e nutre la sua anima delle più sublimi verità: mi pare ancora di vedere Tacito, Plutarco e Grozio mescolati con gli strumenti del suo mestiere”.

La persecuzione di molte maestranze di religione cristiano-calviniste trovarono nella città di Ginevra un approdo sicuro. La città svizzera di metà Settecento si presentava così molto cosmopolita con nuove famiglie ricche e benestanti, caratterizzata da una pervasiva morale calvinista capace di influenzare le qualità produttive nel campo dei preziosi; dai gioielli e ornamenti molto decorati si passò a una maggiore produzione segnatempo, considerati di gusto meno opulento, lontano da quel decorativismo che ricordava i gusti estetici della vicina e nemica Chiesa Romana.
Questa concentrazione di nuovi tecnici e artigiani di metalli preziosi permise a Ginevra di divenire il nuovo riferimento della produzione di orologi spodestando Parigi, l’allora capitale della produzione dei segnatempo dell’epoca.
Tra le prime creazioni della maison, quelle di maggior successo, ci sono orologi di fantasia o di forma, prodotti nelle cosidette Fabrique, l’industria di eccellenza ginevrina dove si affiancano gli esperti incisori, assemblatori di casse, realizzatori di lancette e molle. Per i movimenti Vacheron si affida a dei calibri Lépine, nota casa orologiaia dell’epoca, migliorando così le innovazioni tecniche, incentrate sulle produzioni di calibri di orologi da tasca sempre più piatti e leggeri, utili per non sformare le giacche dei gentiluomini dell’epoca.

L’espansione commerciale del brand

A fine Settecento viene definita l’unicità della griffe dopo un periodo dove i parenti con lo stesso cognome Vacheron si misero sul mercato insieme alla già presente produzione guidata da Abraham Vacheron, secondogenito del fondatore Jean Marc. Con la terza generazione guidata dall’intraprendente figlio di Abraham, Jacques Barthélémi, gli orologi diverranno sempre più complicati e verranno anche equipaggiati da suonerie.

Dalla corrispondenza conservata nell’ archivio della maison si può ripercorrere l’espansione commerciale di Vacheron nel sud Europa, dove lo stesso Abraham nel 1816 parla con il suo socio e cognato dei primi clienti italiani a Milano e della vendita di un orologio al principe Carlo Alberto di Carignano, che diventerà il primo re d’Italia Vittorio Emanuele. È sempre in questi viaggi che viene assunto un socio specializzato nel campo commerciale dal nome François Constantin. Il sodalizio formerà celebre nome della maison. Il duo sarà in grado di espandere l’offerta dei preziosi con una linea di gioielleria utile per attrarre i clienti restii all’acquisto di orologi. La loro creazioni avranno una maggiore visibilità presso la nobiltà europea. Nel campo tecnico si produrranno orologi sempre più sottili e a ripetizioni, per le donne invece movimenti miniaturizzati e orologi-gioiello fatti di oro cesellato, smaltato e pietre.

L’ingresso nel mercato americano di Vacheron Costantin

Il mercato americano si apre alla maison importando orologi utili alla nuova classe borghese e imprenditoriale per esibire la propria condizione di successo e per misurare il tempo indispensabile al buon funzionamento degli affari locali. In quegli stessi anni la rivoluzione industriale induce Vacheron Costantin a sviluppare pezzi prodotti a macchina per ottenere una maggiore intercambiabilità velocizzando così i processi di assemblaggio e di ripristino. È proprio sul finire dell’Ottocento che vengono registrati i più importanti traguardi d’innovazione; vengono riconosciuti dall’ente tecnico, l’osservatorio di Ginevra, i più alti riconoscimenti. I laboratori creano i primi orologi con spirale antimagnetica, e vengono presentati orologi da tasca impermeabili. Malgrado queste innovazioni, il mercato americano rimane ancora molto aggressivo con una produzione dieci volte maggiore a quella Svizzera con una concorrenza basata sulla produzione seriale degli orologi con costi via via più bassi grazie ai nuovi processi seriali industriali.
Nel 1880, nel culmine della crisi orologiaia svizzera, l’azienda detta allora Vacheron & Constantin fabricants, Geneve, adotterà il logo di una croce di malta, forma ispirata da un componente in metallo dentata di precisione che garantisce l’affidabilità della molla. Quasi come un segno di auspicio, il nuovo simbolo accompagnerà la maison verso una rinascita con un rinnovato apprezzamento del pubblico grazie al crescente numero di brevetti in Svizzera e negli Stati Uniti. I premi presso i vari saloni europei per le continue migliorie tecniche, dalla cronografia allo spessore sempre più sottile dei calibri.

I cambiamenti nel Novecento

Il Novecento si apre con la dissoluzione degli eredi Vacheron e Constantin come responsabili della maison e si apre una stagione di orologi di complicata realizzazione come nel caso di un modello del 1901 con cronografo, calendario completo e sveglia in oro giallo a saponetta. L’orologio è tutta una complicazione! Questo orologio farà da sfondo ad altri traguardi per clienti importanti come nel caso del re Farouk d’Egitto, dal quale prenderà il nome l’iconico modello Farouk che conta quattordici complicazioni e tredici lancette che ornano l’equilibrato quadrante con la sua delicata minuteria sempre nitida e con i suoi contatori sempre molto leggibili. Un tratto estetico quest’ultimo che contraddistingue anche il carattere degli odierni segnatempo complicati.

Il Chronomètre Royal nel 1907, con la sua precisone, affidabilità e resistenza sancisce un successo mondiale divenendo un modello richiesto in quelle parti del mondo dove il clima non era clemente verso la buona marcia degli orologi. Questa icona viene riprodotta per il centenario della maison nel 2007 convalidato dal Punzone di Ginevra e certificato COSC.

Non solo la maison eccelle in produzioni dal gusto raffinato e decorativo, con la collaborazione di incisori, smaltatori e miniaturisti, ma crea modelli più resistenti e funzionali utili a coronare le ardite sfide della epoca moderna. È il caso dell’orologio da pilota del 1904 ideato e disegnato per i fratelli aviatori Wright. Il modello è equipaggiato di un movimento cronometro Vacheron Constantin e veniva indossato cingendolo con un lungo cinturino alla gamba, utile per verificare le tempistiche durante le manovre di pilotaggio.

Lungo questi quasi tre secoli di storia il marchio è stato attento a considerare il progresso tecnologico a bellezza senza tempo, le evoluzioni delle arti e le tendenze stilistiche per forgiare manufatti unici capaci di mantenere per secoli la trasmissione le capacità produttive di maestri orologiaio e quelli d’arte. Facendo una veloce rassegna di alcune icone prodotte nel secolo scorso di può notare in ogni creazione un sincretismo tra ricerca estetica e tecnologica e si esprime con le forme delle icone, alcune delle quali tutt’ora prodotte.
I ruggenti anni Venti si aprono con il modello American 1921, un orologio da polso inusuale per la posizione della corona di carica a ore 1. Divenne un oggetto espressione di modernità estetica, sebbene il meccanismo fosse rifinito con ponti dorati e platine, in continuità con la tradizione degli orologi da polso. Venne inizialmente pensato per un pubblico di mancini e destrimani ma nel tempo divenne conosciuto per l’apprezzamento da piloti di autovetture, che con le loro mani sul volante, potevano visualizzare sempre le ore dodici perpendicolarmente.

Gli orologi Vacheron Costantin oggi

Nella collezione odierna la sfida della maison è quella di proporre modelli contemporanei arricchite dalle suggestioni estetiche-formali dei modelli del passato.
Segnatempo come Patrimony o Traditionelle rappresentano la continuità della tradizione manifatturiera, con un design vicino alle richieste del mercato contemporaneo con quadranti più grandi senza però ingrandirli a dismisura come richiedono le ultime tendenze.
Le linee semplici e le composizioni armoniche dei quadranti si rifanno ai caratteri formali e estetici dei modelli del passato.

Nel 1977 viene presentato un modello dal carattere sportivo che onorasse il 222° anniversario del marchio. All’oggi è un modello riconoscibile e molto ricercato, nuovamente riprodotto nella collezione del 2022 con la tipica cassa integrata al bracciale e la lunetta fissata con viti. È espressione di una ricerca di maggiore resistenza verso usi più estremi di segnatempo. Può essere considerato il padre degli odierni modelli Overseas grazie all’inconfondibile lunetta che nel tempo ha modificato le sue caratteristiche dentellature.
All’ oggi la maison continua a perseguire una filosofia produttiva che tiene fissi gli obiettivi di unicità del prodotto, con un percorso di costante crescita e successo della che paiono seguire, quasi come un mantra, le indicazioni dette fin dagli esordi del suo fondatore Jean Marc Vacheron “fare meglio se possibile, ed è sempre possibile”.

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