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Yichin Yu
Watch Advisor
Maggio 2022

Orologio automatico: storia e curiosità

Fin dalla nascita della civiltà umana, l’uomo non si è mai limitato a vivere in simbiosi con la natura solamente imparando dall’esperienza delle proprie azioni e dei loro effetti, come farebbe una qualsiasi altra specie animale, ma ha da sempre cercato di andare a fondo nella comprensione dei meccanismi che regolano la vita sul pianeta. Una delle peculiarità dell’uomo, infatti, è sempre stata quella di voler razionalizzare e quantificare ogni avvenimento circostante, in una continua ricerca sia riguardo i cosmi microscopici, come le molecole e gli atomi, sia quelli macroscopici, quali i fenomeni atmosferici o gli eventi astronomici.

Questa peculiarità dell’essere umano, unita alla sua naturale propensione alla semplificazione del proprio modo di vivere, ha fatto sì che arrivasse a sviluppare la più sofisticata strumentazione per la misura del tempo, dall’uso della semplice meridiana, utilizzando il sole ed il moto terrestre, fino all’invenzione del moderno orologio meccanico a carica automatica, l’oggetto di cui vi voglio parlare oggi. Sono passati due secoli e mezzo da quando nel 1776, Abraham-Louis Perrelet inventò il meccanismo di carica automatica per gli orologi da tasca, sfruttando il moto di una massa oscillante. Nel 1777 anche Abraham-Louis Breguet, da molti considerato il Leonardo da Vinci dell’orologeria, mise a punto la sua versione di orologio a carica automatica, con scappamento a verga e bariletti remontoir. Nel 1778, Hubert Sarton disegnò quello che probabilmente possiamo considerare l’antenato dei movimenti a carica automatica di oggi, caratterizzato da un meccanismo a rotore.

A differenza degli orologi a carica manuale, gli orologi a carica automatica (che da ora in poi chiameremo “orologi automatici”) possiedono la peculiarità di non dover essere caricati quotidianamente se indossati tutti i giorni. Ciò viene reso possibile grazie a due fattori: la forza gravitazionale della terra e il movimento del polso di chi lo utilizza.
Facciamo un passo indietro: come avviene il caricamento del movimento di un orologio meccanico da polso, in generale? Partiamo dall’orologio manuale. Ruotando la corona dell’orologio, l’energia generata dalla mano viene trasmessa all’albero di carica a una scatoletta cilindrica situata all’interno del movimento, detta bariletto. Qui è contenuta una molla a spirale, una sottilissima lamina in acciaio con un’estremità fissata al nocciolo mobile dell’albero (centro della scatoletta) del bariletto, e l’altra estremità fissata alla sua parete. Il bariletto, ricevendo il movimento dalla corona, gira su se stesso, facendo stringere la molla a spirale attorno al proprio asse, accumulando così l’energia ricevuta. Successivamente, grazie all’elasticità del materiale e ad un organo regolatore, la molla rilascia con il suo graduale svolgimento l’energia immagazzinata, segnando così il trascorrere del tempo. In un orologio automatico invece, oltre che attraverso la corona, la molla può essere caricata anche mediante l’oscillazione o la rotazione di un peso, chiamato massa oscillante, generalmente di forma semicircolare. Questo, attraverso un organo di trasmissione chiamato invertitore, è in grado di convertire l’energia derivante dalla propria oscillazione nella rotazione del bariletto, caricando di conseguenza la molla.

Come si caricano gli orologi automatici

Come potete intuire, lo sviluppo di tale meccanismo di ricarica non è stato privo di difficoltà: l’ostacolo più grande era quello di evitare che l’energia fornita dalla massa oscillante, se in eccesso, potesse portare all’estrema tensione la molla causandone la rottura. Vari sistemi di bloccaggio della massa oscillante son stati trovati nei disegni e nei progetti rinvenuti negli archivi già a partire dal diciottesimo secolo, fino all’arrivo della “molla libera”, in uso oggi nella stragrande maggioranza degli orologi automatici. Questa soluzione prevede che l’estremità interna della molla sia sempre fissata al nocciolo dell’albero del bariletto mentre l’altra, a piena carica, scivola unidirezionalmente sulla parete, grazie a un sistema di bloccaggio a solchi. Oggi è quindi possibile caricare l’orologio automatico senza correre il rischio che la molla si spezzi.
L’avvento di questo sistema di carica automatica ha apportato cambiamenti radicali nelle abitudini degli uomini. Sono comparsi sul mercato infatti alcuni nuovi accessori come la Scatola del Tempo, in grado di mantenere la carica dell’orologio in maniera costante e rendendolo sempre pronto all’uso.

Il meccanismo automatico ha indubitabilmente favorito anche lo sviluppo degli orologi subacquei moderni: non dovendo svitare quotidianamente la corona a vite per caricare l’orologio, viene così preservata l’integrità della guarnizione della corona e, di conseguenza, l’impermeabilità dell’orologio. Si pensi al Rolex ref. 6204, introdotto nel 1953, vero e proprio antenato dei Submariner moderni ref. 124060 e ref. 126610LN e all’originale Blancpain Fifty Fathoms, sempre nato nel 1953, tuttora in produzione.

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