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Daniele Beacco
Watch Advisor
Maggio 2022

Cartier: la storia del brand “re dei gioiellieri”

Oltre 170 di storia, abbastanza per consolidare il mito di una maison tra le più ricche in termini di creatività e produzione di preziosi.
Il negozio inaugurato da Louis Cartier nel 1899 in rue de la Paix 13 a Parigi appare come uno spazio di grande magnificenza, utile rifermento per l’elite internazionale fatta di nobili, imperatori e nuove ricche famiglie inglesi, tedesche nordamericane e sudamericane.
Questo prestigioso punto vendita è il risultato di un cinquantennio di crescita, da piccolo atelier aperto dal nonno Louis Francois Cartier per la borghesia parigina e per la corte di Napoleone III.
La nobiltà francese e poi quella europea doneranno, con le loro cerimonie istituzionali, i loro balli di gala e le regalie tra famiglie, quella visibilità su cui Cartier baserà il proprio successo, tanto che Edoardo VII definirà Cartier “Gioielliere del re e re dei gioiellieri”.

Lo stesso Louis sarà la mente creativa dell’azienda, circondato da ottimi disegnatori come Charles Jacqueau e successivamente dalla raffinata e risoluta Jeanne Toussaint.
L’allure internazionale si consolida con l’apertura della sede londinese nel 1909 in New Bond Street 175 e New York nel 1917 al numero 653 di Fifth avenue dando un respiro internazionale alla Maison in collaborazione coi due fratelli di Louis.
Oltre ad accrescere la produzione di gioielli, tra gli obiettivi dei tre fratelli c’era la volontà di creare un maggior numero di orologi da tavolo, da polso e in ultimo sviluppare la meccanica dei segnatempo nei propri atelier.

Cartier tra orologeria e gioielleria

L’interesse tra gioielleria e orologeria renderà Cartier un esempio di continui sincretismi tra le due aree artistiche-tecniche; i capolavori di meccanica necessari per seguire le forme sempre più eclettiche e raffinate, devono combinarsi con le esigenze decorative di impegno orafo. Questa continua tensione creativa, accompagnata da un eccellente savoir fair artigiano, produrrà già a inizio Novecento risultati estetici strabilianti che ancora oggi lasciano una traccia nelle moderne collezioni.

Le mode, con le loro stravaganze, non scalfiscono l’anima di Cartier che le ha sempre assecondate, utilizzandole come spunti creativi ma rimanendo fedele al proprio stile, alla propria visione artistica. Preziosi, accessori di lusso e orologi partono da forme semplici, arricchendosi di dettagli funzionali ad evocare un’idea, un mondo o una cultura. Negli orologi è la cassa oggetto e soggetto di continuo aggiornamento, il design ardito diventa un segno distintivo della Maison.

Gli orologi Cartier più iconici

Il Tank del 1919 e il Santos del 1911 ne sono due esempi lampanti.
Il primo sarà il risultato di suggestioni formali riferite alle atmosfere belliche combinate con la fascinazione estetica della macchina. L’architettura della cassa vede le due barre laterali mimare le forme dei cingoli dei carri armati usati per la prima volta dall’esercito alleato durante la Prima guerra mondiale.
È un segnatempo molto riconoscibile, capace di variare con integrazioni di arte orafa, senza mai perdere il suo carattere.

Il modello Santos invece, considerato il primo orologio elegante da polso (la vicenda del primo orologio da polso della storia è ancora dibattuta), si ispira al primo personaggio che l’ha ispirato, lo sportivo e pioniere Alberto Santos-Dumont. Lo indossò al polso (come primo prototipo) durante una gara di velocità aerea vinta nel 1907. Il segnatempo è animato da un movimento Jeager. È proprio grazie a questa collaborazione tra Maison che si realizza un connubio vincente tra soluzioni tecniche adattabili a forme particolari.
Tank e Santos con la loro popolarità diverranno oggetti simbolo, vere e proprie icone in grado di racchiudere un frammento di un’epoca e, al contempo, trascendere il contesto storico ed incontrare il gusto estetico contemporaneo.

Dalla costante tensione tra il mondo della gioielleria e quello dell’orologeria scaturisce la sperimentazione creativa degli atelier della maison, evidenziata già nelle prime opere per l’originalità delle forme, l’armonia dei colori e per l’uso accurato degli smalti, concorrendo per preziosità coi prodotti Fabergè. È del 1913 la prima pendulette mystèrieuse, un necessaire de Bureau, una delle creazioni che meglio esprimono l’estetica Cartier con sperimentazioni materiche e compositive originali: le lancette montate il più delle volte su dischi di giada o quarzo sembrano fluttuare nel vuoto.

La nuova élite della Belle Epoque richiederà gioielli raffinati capaci di sperimentare forme meno accademiche, spingendo i laboratori di oreficeria a una costante sperimentazione senza mai ricalcare tout court le nuove bizzarrie formali dell’art Nouveau.

I gioielli Cartier

Il design dei gioielli Cartier a inizio secolo è ancora influenzato dei codici stilistici tradizionali come lo stile Luigi XVI detto “a ghirlanda” fatto di corone di foglie di alloro, cuori, nastri di ispirazione settecentesca. Con la firma nascosta di Charles Jacques, la maison Cartier passerà dallo stile retrò a esplorazioni formali e compositive legate all’oriente vicino ed estremo.
Sull’onda della suggestione esotica si consoliderà il carattere animalier. Prendono forma le zoomorfie più rappresentative del marchio come il caso dell’iconica pantera, con il suo inconfondibile manto disegnato su un orologio da donna interamente rifinito in onice e diamanti.

Già su questo segnatempo si nota un dettaglio imprescindibile per molti orologi Cartier: la corona di carica si trasforma da mero elemento funzionale in un elegante dettaglio in zaffiro blu notte a taglio cabochon. Questa contaminazione tra preziosi e segnatempo definirà Luis Cartier come un gioielliere orologiaio e allo stesso tempo un orologiaio gioielliere, un sincretismo artistico-artigianale tra ricerca estetica e tecnica, dove l’orologio perde quel carattere più austero delineato da sempre dalle grandi produzioni svizzere.
Sempre in questo decennio generoso di creazioni iconiche si consoliderà il logo della doppia C incrociata mentre nel 1910 viene proposta la chiusura con fibbia pieghevole detta bouclé déployante.

Il periodo che va dalla fine della Prima Guerra Mondiale al crollo della Borsa di Wall Street verrà descritto da Francis Scott Fitzgerald come gli anni folli. Parigi sarà da questo momento al centro di una crescita culturale e artistica che coinvolgerà Cartier nel Decò, ultimo esempio di stile unitario nel campo della storia dell’arte.
È in questi anni che la produzione di orologi da polso supera i numeri di quelli da tasca grazie alla loro maggiore fruibilità d’indosso, questo aspetto “pratico” è certamente influenzato da quell’approccio frenetico alla vita che caratterizza il primo dopo guerra, il cosiddetto vivre vite.
In questo periodo viene introdotto il modello Pasha (sebbene diverso da quello recentemente riedito) e il modello Vendôme con i caratteristici attacchi ad ansa centrale snodabile.
L’orologio si contamina con molti oggetti della quotidianità come penne stilografiche, calamai, tagliacarte e le inconfondibili sveglie da tavolo.

Nella gioielleria la creatività si trova con l’invenzione di un bracciale simile a un tubo flessibile e a maglie a coda di topo utile per la creazione di braccialetti, collier e cinturini.
Con la crisi economica post 1929 Cartier differenzia i suoi prodotti lasciando più spazio alla produzione di quelli meno costosi.
Gli anni folli si chiudono con l’iconico bracciale “Tutti Frutti” del 1929 capace di realizzare con diamanti, smeraldi e zaffiri una composizione innovativa, con elementi stilizzati e colori vivacità cromatica.

La riscoperta dell’oro negli anni ‘30 riuscirà a fare tendenza tra gli amanti dei gioielli e negli anni della guerra il difficile approvvigionamento di pietre preziose non fermerà la creatività della maison capace di sostituirle diamanti, rubini e smeraldi con pietre semi-preziose senza rinunciare alla sempre rinnovata ricerca di forme naturalistiche. È di questi anni l’influsso della cifra stilistica di Jeanne Toussaint come direttore creativo della maison dal 1933 al 1970. Con la sua guida si consolida lo stilema zoomorfo della Maison, la pantera, con la spilla denominata appunto Panthere, commissionata dal duca di Windsor nel 1949. Il felino è in platino totalmente ricoperto di brillanti e zaffiri blu è posto su un grande zaffiro cabochon di oltre 150 carati.

Anche la spilla Flamingo è in continuità con la fascinazione estetica ed esotica iniziata da Louis Cartier e Jeanne Toussaint ed esplora le atmosfere asiatiche e africane. Il gioiello del 1940 in platino è un fenicottero con diamanti, zaffiri, rubini, smeraldi e citrino.
Questi preziosi mantengono una ricerca formale nei temi floreali e faunistici che stupisce per l’originalità dei risultati estetici e tecnici tanto da renderne difficile la datazione proprio perché poco contaminati da mode e tendenza delle diverse epoche. Negli anni ‘60 continua la produzione per il jazz-set hollywoodiano, con rotocalchi scandalistici sempre attivi, al pari dei laboratori Cartier producono tirature limitate e personalizzazioni di oggetti e accessori i più vari.

Dal 1972 la maison passa nelle mani di finanzieri internazionali che guideranno la Maison verso un ulteriore ampliamento della clientela. Appariranno oggetti che “liberalizzeranno il lusso” come l’accendino Must de Cartier del 1988. La creazione della linea Must de Cartier farà da volano a quel rinnovamento fatto di re-edizioni di modelli storici tipo il Tank.
Nel 1973 Cartier realizza un passo importante: la produzione in-house dei movimenti meccanici. Sono anni in cui il lusso vive d’impatto visivo e l’iconico Santos fa concorrenza al popolare Rolex. Il successo commerciale porterà alla definizione di produzione focalizzata su orologi gioiello, i cosiddetti montre-bijoux, e orologi più classici, detti montre-function, in linea con le grandi produzioni svizzere.

Oggi Cartier conta oltre duemila Boutique in cinque continenti dove si possono trovare creazioni esclusive, insieme a oggetti che si ispirano al vasto patrimonio artistico-archivistico della maison. Queste opere-gioiello si distinguono per la loro appartenenza nell’olimpo delle arti decorative, sono diventate oggetto di venerazione e di studio proprio per gli archetipi che hanno definito una storia dai tratti leggendari. Questo approccio distintivo, con un proprio codice estetico-formale, fa di Cartier un marchio capace di incarnare al meglio “l’art d’etre unique”.
Non è quindi un caso che Pisa Orologeria abbia assegnato a Cartier uno spazio che ne valorizza al meglio lo spirito e celebri un lungo e fruttuoso rapporto di fiducia reciproca.

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