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Daniele Beacco
Watch Advisor
Maggio 2022

I calendari nell’orologeria: una complicazione da scoprire

Il calendario è una delle complicazioni più diffuse e nello stesso tempo più complesse in orologeria.
Si declina in diversi tipi di informazioni rappresentate sul quadrante tramite contatori, finestre o indicatori che rispecchiano gusti estetici ed esigenze funzionali particolari.
La sua meccanica complicata affascina i collezionisti e si esprime visivamente con la raffinatezza di soluzioni estetiche molto varie.

Le origini del calendario negli orologi

A ben vedere, il calendario negli orologi ha origini molto remote, persino più antiche rispetto a quella che consente l’indicazione delle ore. Basti pensare che nel passato sono state usate macchine con ruote dentate utili per determinare cicli terrestri e astrali. Un esempio su tutti è la “Macchina di Anticitera” utile al calcolo delle fasi solari e lunari insieme quelle dei pianeti noti al tempo. Questa ingegnosa macchina era in grado di calcolare i mesi, gli equinozi, le eclissi e la cadenza dei giochi olimpici.
Lo studio degli astri e dei loro cicli, utili per le società rurali del passato, passarono da planetari e astrolabi fino all’affinamento dei calendari meccanici. Bisognerà aspettare il XIII secolo per vedere i primi orologi segnatempo equipaggiati di meccanismi utili a definire data con il giorno e il mese. È nel tardo medioevo, con il consolidamento dei primi ordini religiosi, che la misurazione del tempo necessita di un maggior rigore per scandire la giornata tra preghiera e lavoro. Risalgono proprio a questo periodo i primi documenti che fanno accenno ai segnatempo chiamandoli Horologium e alla figura del sagrestano come suo custode.

Le antiche tipologie di misurazione del tempo, ingegnose ma molto approssimative, vengono progressivamente sostituite da sistemi di pesi e contrappesi, si definisce inoltre la forma del quadrante con 24 o 12 ore indicate da lancette. E così i meccanismi nelle torri campanarie sostituiscono le meridiane e le clessidre; le ore e i loro quarti vengono segnalati con il suono di campane sia di giorno che di notte con rintocchi singoli o multipli corrispondenti al numero di ore. In alcuni casi i quadranti delle prime torri campanarie ospitano orologi astronomici semplici con la sola visualizzazione delle fasi lunari oppure con la rappresentazione di pianeti, decorati con astri accompagnati da segni zodiacali. Queste grandi macchine decorate da figure umane e zoomorfe animavano la scena di piazze pubbliche manifestando la magnificenza tecnica della comunità.

Interessante notare lo sviluppo tecnico che vede nel XIV secolo un italiano come Giovanni Dondi elaborare il progetto disegnato del più antico sistema di scappamento a noi pervenuto. Lo stesso produrrà il primo orologio astronomico italiano detto “Astrario”, di forma prismatica con sette lati, occupati da altrettanti quadranti dedicati alla misurazione dell’orbita dei pianeti conosciuti fino allora. La misurazione delle orbite dei pianeti veniva richiesta per l’elaborazione dell’oroscopo.

Il calendario è inoltre la misura della capacità tecniche degli aspiranti orologiai: nella Germania del XVI secolo, considerata uno dei maggiori poli iniziali di sviluppo dell’orologeria insieme alla Francia e all’Inghilterra, la conoscenza dello sviluppo del calendario era una condizione necessaria per diventare orologiaio professionista. La prova di ammissione per accedere alla corporazione di orologiai del tempo prevedeva la costruzione di un orologio domestico (dalle misure dei contemporanei orologi da tavolo) con rappresentate le ventiquattro ore e i quarti, equipaggiato di suoneria e dall’altro lato da un calendario, con indicati i cicli dei pianeti e la durata del giorno. Dalla torre, al tavolo e alla fine al polso, un segnatempo con calendario diventa facilmente portabile con la miniaturizzazione e la messa a punto della fonte di energia: la molla. Sebbene nata a fine del XIV secolo, la sua progressiva messa a punto potrà garantire lo sviluppo dell’orologeria da polso nell’era contemporanea.

È nel XX secolo che gli orologi da tasca cominciarono a esibire nelle mani dei più abbienti il calendario competo (indicatore di data, giorno e mese) con le fasi luna. La corona non basta più per la regolazione di un meccanismo così complesso ed ecco apparire i pulsanti, detti correttori, quasi mai in rilievo, da sollecitare con la pressione di strumenti a loro dedicati.
Anche l’indicazione delle informazioni subirono importanti trasformazioni, soprattutto con l’orologio da polso in cui le dimensioni ridotte del quadrante rendono necessaria una lettura quanto più semplice e intuitiva possibile. Il datario è forse uno degli esempi più evidente: si passa dall’indicazione tramite lancetta all’uso della finestrella.

Un’affascinante variazione sul tema è il datario retrogrado sviluppato due secoli fa, dove la lancetta non segue un percorso circolare come in un normale contatore, ma i giorni del mese vengono riportati lungo una circonferenza. Arrivata all’ultimo giorno del mese la lancetta si riposiziona al primo giorno compiendo uno spettacolare salto all’indietro.

I calendari contemporanei

Nell’epoca contemporanea si sono affermate precise tipologie di calendari con diverse capacità di riconoscimento dei mesi di diversa lunghezza. Un calendario definito “completo” indica la data, il giorno della settimana e i mesi, questi ultimi avendo una durata variabile di 30 e 31 giorni necessitano di una correzione, così come il mese di febbraio negli anni bisestili e non.
Il “calendario annuale” riconosce invece il 30 e 31, ma non il termine del mese di febbraio che richiede l’unica correzione in un anno.
Infine, il “calendario perpetuo” che rientra tra le così dette grandi complicazioni e permette di calcolare con esattezza la diversa estensione dei mesi includendo gli anni bisestili.
È l’introduzione del calendario gregoriano nel 1582 da Papa Gregorio XIII che motiva i tecnici orologiai a trovare soluzioni efficaci per indicare il tempo preciso in un sistema con durata variabile dei mesi e anno bisestile.

Per ovviare alle cinque correzioni annuali dovute delle differenti estensioni mensili, l’orologiaio Abraham Louis Breguet inventa nel 1795 il calendario perpetuo equipaggiato in un orologio da tasca dal nome Quantième Pérpétuel.
Bisognerà aspettare l’inizio del XX secolo per vedere un calendario perpetuo incorporato in un orologio da polso di Patek Philippe.
L’arrivo del calendario perpetuo in grado di riconoscere gli anni bisestili avverrà solamente dopo la metà del 1900 a firma di Audemars Piguet.

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